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martedì 2 marzo 2010
"LA PREVENZIONE COSTA MENO DEL RISARCIMENTO"
Intervista da "La Stampa.it " 02/03/2010 a Raffaele Guariniello. Il pm: serve una procura nazionale ad hoc.

                     

al.ga.

torino

In prefettura Raffaele Guariniello è arrivato con le slide per far capire bene ai componenti della Commissione d’inchiesta del Senato sulle morti bianche che il «modello torinese» dell’Osservatorio dei tumori di origine professionale è a costo quasi zero: 5-6 tecnici, messi a disposizione dagli enti locali, che sono diventati i terminali delle segnalazioni di ospedali, medici di base e di fabbrica, nel tempo un un po’ incoraggiati, un po’ pure ammoniti. All’Osservatorio arrivano nomi e indirizzi, ma non le storie di lavoro e di vita di chi si è ammalato di tumore. Tocca agli addetti del servizio ricostruirle. Un libro mai scritto del lavoro che uccide. Ma che si traduce in una macchina da processo.

Dottor Guariniello, come le è venuta l’idea?
«Leggendo un articolo su una rivista scientifica. “Alla ricerca dei tumori perduti” era il titolo. Sosteneva la tesi che il lavoro uccideva in una percentuale oscillante fra il 2 e il 20 per cento. Controllai quante persone avesse indennizzato in passato l’Inail: una ventina in tutta Italia. Si era verso la fine degli anni Ottanta. Avevo già lavorato con alcuni anatomo-patologi, fra cui il compianto professor Mollo, a costruire il registro regionale dei morti d’amianto che poi riversammo alla magistratura di Casale Monferrato per i primi processi contro l’Eternit. Fu così che pensai di rendere sistematica la raccolta di dati rispetto ad alcune malattie riconosciute come di origine professionale».

E adesso?
«Funziona. Anche per la prevenzione. E si fanno i processi, anche se non riusciamo per tutti. La questione grave che si fanno solo qui in modo sistematico. Nel resto d’Italia, con le dovute lodevoli eccezioni rappresentate da singoli magistrati, questi stessi processi si fanno solo occasionalmente. Si pone un problema di disparità e di diseguaglianza inaccettabile per le vittime dei reati. Ne ho parlato apertamente alla commissione parlamentare d’inchiesta, riprendendo la tesi che per dare impulso alla diffusione di una tale cultura di lavoro può essere utile istituire una procura nazionale ad hoc, che intervenga, stimoli, aiuti».

Il caso della Pirelli, i cui operai malati ottengono giustizia a Torino, e non a Milano, a 126 chilometri di distanza. E il Sud disastrato della giustizia anche sotto questo profilo.
«Ai senatori ho raccontato quanto mi ha riferito recentemente il procuratore capo di Vibo Valentia. Appena insediatosi, si è accorto che in dieci anni l’ufficio aveva aperto solo 21 fascicoli per incidenti sul lavoro e malattie professionali. Da quelle parti si arrogano il diritto di far “giustizia” i capi della malavita organizzata, sotto banco. I medici non fanno denunce: hanno paura. Mi chiedo come potremo mai estirpare questi poteri mafiosi se lo Stato, con i suoi uomini, rinuncia a stare in prima fila».

Il senso della legalità aiuta.

«Certo. Le racconto questo episodio riferitomi da un ispettore del lavoro in servizio a Torino, dopo un’accurata visita ad un cantiere gestito da un’impresa in odor di ‘ndrangheta. Nessuno gli ha impedito di fare il suo lavoro, ma alla fine, nel congedarlo, un rappresetante dell’impresa lo ha salutato così: “Non so come giù al Sud sarebbe uscito dal cantiere”. Ha capito?».

Lei è un paziente tessitore di ragnatele: le prime inchieste di un certo tipo, come quella contro i vertici internazionali di Eternit. Inail e Inps che si costituiscono parte civile in quel processo, per la prima volta in Italia. E ieri il tribunale ha loro riconosciuto il diritto. Anche questo è un modello da esportare nel resto del paese».
«Qui ci siamo dati strumenti e organizzazione. Ripeto: molto di questo lavoro ha il senso di far capire che è meglio prevenire. Costa di meno che risarcire vittime, Inail, Inps»



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