Sono i luoghi dell’abbandono industriale italiano,
Sono i ricordi e le accuse di Silvestro Capelli.
Arrakis è un documentario poetico di tributo ai luoghi e alle vittime del progresso industriale italiano.
Vedute di fabbriche abbandonate fanno da sfondo ad una voce trasformata dalla malattia.
E’ la voce di Silvestro Capelli, un ex-operaio della storica Breda Fucine di Sesto San Giovanni.
E’ la particolare voce di un laringectomizzato.
Silvestro nel 1996 ha subito un intervento di laringectomia totale per estirpare un tumore causato dall’amianto inalato durante gli anni del lavoro in fabbrica.
Come molte altre persone da anni combatte una battaglia sociale e legale.
Da una parte ci sono semplici cittadini, dall’altra ci sono le istituzioni, l’Inail, i sindacati, i dirigenti d’azienda, i partiti politici.
Racconta Silvestro in Arrakis:
Tutti sapevano e nessuno ha parlato. Lo sapevano i sindacati. Lo sapeva la direzione dell’azienda. Lo sapeva l’assessorato alla sanità. Lo sapevano tutti, e non gli operai che c’erano dentro. E così ci hanno condannato a morte, a menomazioni, ma non solamente noi che lavoravamo all’interno della fabbrica. Perché le fabbriche non sono state costruite sotto una campana di vetro […]
Motivi e obiettivi
Arrakis non vuole essere un’inchiesta sul problema amianto, non vuole essere un documentario di archeologia industriale.
Vuole rappresentare invece, secondo criteri più vicini al modo poetico di fare documentario, un tributo a quelle persone che hanno sofferto in nome del progresso e a quei luoghi che sono stati incredibili simboli di quello stesso progresso.
Arrakis è un attestato di esistenza per persone e luoghi dimenticati.
L’obiettivo comunicativo non è informare, ma emozionare.
Suscitare interesse verso problemi di cui molto scarsa è la percezione del pericolo.
Credo che l’abbinamento della voce di Silvestro ai luoghi dell’abbandono industriale italiano sia un atto molto potente e molto simbolico.
Questo documentario non ha intenti commerciali, rappresenta semplicemente l’evoluzione di una tesi di laurea triennale in Linguaggi dei Media.
Andrea Di Nardo.
Eravamo solo operai ed ex operai
Siamo cittadini ben determinati, tutti reduci di un massacro annunciato, innescato in molte fabbriche italiane.
Un massacro che non ha ancora raggiunto l’apice della sua mostruosa… manifestazione di morte.
Qualcuno non potrà mai dormire sonni tranquilli.Si chiamava Franco Camporeale, lavoravamo sulla stessa macchina…
veniva al lavoro, si appoggiava alla macchina e vomitava l’anima.
Io pulivo e poi gli dicevo: “Franco, ma cosa fai qua? Non vedi che stai male? Stai a casa!”
e lui mi rispondeva: “Se vado a casa mi mandano subito il medico fiscale e mi fa rientrare”
Aveva 45 anni quando è morto.Non sto qua a farla lunga… sono qua e la sto raccontando ancora.. dopo 11 anni..
e quanti amici miei nel frattempo sono morti… anche più giovani di me.
Ecco quando siamo venuti in possesso di questo documento, ritrovato tra gli archivi dei documenti della Breda, ecco qua tutta la rabbia che si scatena dentro di me.. perchè tutti sapevano e nessuno…
nessuno ha parlato.Mia moglie è scoppiata e io l’ho presa e le ho detto: “cosa fai, adesso non è il momento di piangere”. Ho chiesto al professore: “Cosa mi consiglia?” - e lui mi ha detto molto francamente: “lei può fare la chemio, può fare la radioterapia, ma se non si ferma, dopo diventa una cosa devastante” - “e allora professore cosa mi consiglia?” - “L’intervento.”
Ancora oggi, come in quel momento, vedo tutto in bianco e nero, non c’è più calore non c’è più vita intorno a me. Sono già morto.Tutti sapevano e nessuno ha parlato. Lo sapevano i sindacati. Lo sapeva la direzione dell’azienda. Lo sapeva l’assessorato alla sanità. Lo sapevano tutti, e non gli operai che c’erano dentro. E così ci hanno condannato a morte, a menomazioni, ma non solamente noi che lavoravamo all’interno della fabbrica. Perché le fabbriche non sono state costruite sotto una campana di vetro. Ma anche i cittadini di Sesto, quelli di Monza, quelli di Cinisello, di Bresso, di Cormano, di Cologno, di Milano.
La polvere che uccide.
Voi mi avete tolto la voce.
Questa è la mia nuova voce.
Io qui rimango.
E grido tutto il mio disprezzo
per quello che ci avete fatto.
Mi chiamo Andrea Di Nardo, ho 26 anni e sono l’autore di Arrakis. Ho intervistato Silvestro Capelli, ho realizzato le riprese, il montaggio e il compositing delle immagini e l’editing dei suoni di Arrakis. Mi sono anche occupato del rilascio di Arrakis avvenuto il 12 e il 13 Giugno 2008, organizzando un’azione collettiva -poi tramutatasi in un vero e proprio evento sulla Rete- con l’aiuto di 50 blog italiani che si sono lasciati oscurare completamente da Arrakis, permettendo la prima assoluta del mio documentario. Sono ben felice che tutto questo sia avvenuto su Internet, perchè da sempre sono interessato a queste dinamiche che, poste talune condizioni, si sviluppano sulla Rete, .
Io non sono un artista, sono uno che è interessato alla realtà, non all’arte.
Anche perchè di arte non ci capisco nulla.
In passato mi sono già occupato della realtà dell’abbandono industriale italiano ma Arrakis è senza dubbio la mia prima opera documentaristica.
Sono orgoglioso che alcune persone in gamba abbiano deciso di darmi una mano a realizzare questo progetto.
Chi mi ha aiutato lo ha fatto con generosità e in maniera gratuita perchè è puramente bello partecipare ad un progetto come Arrakis.
Banale, vero? Ma è così (-:
Chi in futuro mi aiuterà con Arrakis lo farà per lo stesso motivo.
Arrakis è semplicemente questo, una piccola forza che viene dal molto basso.
Non c’è neppure una casa di produzione indipendente alle mie spalle.
Ci sono solo io.
E alcune persone che hanno saputo credere in questo progetto.
Eccole.
Leonardo Marzagalia è un pianista e compositore italiano e zio di una cara amica.
Leonardo ha accolto con entusiasmo ed enorme umiltà il mio progetto: quando per la prima volta ha visionato la versione silente di Arrakis mi ha confessato di sentirsi piuttosto intimorito dalla bellezza delle immagini con cui aveva a che fare, non credeva di essere in grado.
Ma una volta all’opera Leonardo si è generosamente sbizzarrito, creando molte e diverse atmosfere musicali: accompagnamenti a pianoforte, motivetti spruzzati di jazz, musiche orchestrali, marcette zoppicanti, situazioni sonore grottesche, ma anche musiche più folkloristiche.
Non sono riuscito ad usare tutti gli accompagnamenti creati da Leonardo, ma sono stato onorato di aver avuto una persona come lui dalla mia parte.
Perchè è stata la prima volta che un artista creasse musiche originali per una mia opera. Un onore, davvero.
Leonardo aveva un compito davvero difficile: creare varietà musicale e non appesantire ulteriormente Arrakis. Grande Leonardo.
Xinarca è un cantore di canti antichi corsi che accompagna la sua bella voce toccando le corde di una antica cetra.
Premetto subito che quello che si sente in Arrakis è un live: è una performance di Xinarca che ho registrato nella Chiesa di Piana in Corsica, con una videocamera economica. Notevole, no?
In realtà Xinarca non era previsto. L’ho conosciuto per caso e in maniera rocambolesca nell’estate del 2007 durante una vacanza in Corsica. Credo che sia stato il destino a portarmelo perchè per la colonna sonora di Arrakis non volevo nella maniera più assoluta una musica con linee vocali: questa era una imposizione che mi ero dato sin dall’inizio e rappresentava una forma di intimo rispetto per Silvestro, per la sua debole voce che doveva emergere solitaria, unica protagonista del documentario.
Ora credo che aver avuto a disposizione anche il canto evocativo di Xinarca sia stato l’omaggio più bello e sincero che si potesse rendere a Silvestro e alla sua voce.Tutto tratto dal sito
ARRAKIS? « ARRAKIS che vi può fornire ulteriori informazioni.

Leonardo Marzagalia
Xinarca