
Il reato ipotizzato è l’omicidio colposo. Il fronte brasiliano si apre mentre è già in corso, a Torino, il processo per le morti e le malattie provocate dall’amianto lavorato in quattro stabilimenti italiani dell’Eternit. Per essere più precisi, quelli di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia), Bagnoli (Napoli). Quasi 3 mila vittime, circa 6.300 le parti civili, 5 miliardi di euro la richiesta di risarcimento.
Due gli imputati: il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, uno degli uomini più ricchi del mondo, e il barone belga Louis de Cartier de Marchienne. Rischiano entrambi fino a 13 anni per l’accusa di disastro ambientale doloso e fino a 10 per quella dell’inosservanza volontaria delle norme sulla sicurezza. Il dolo si basa sul presupposto che, nonostante fossero a conoscenza dei problemi creati dall’amianto, non presero provvedimenti adeguati.
Ma l’attività della multinazionale dell’amianto, non si è limitata al nostro Paese. L’ Eternit ha avuto stabilimenti in tutto il mondo. Nella filiale di Rio De Janeiro hanno lavorato decine di italiani, molti dei quali originari del Piemonte e convinti a trasferirsi. Uno di questi, della provincia di Alessandria, una volta tornato in Italia è deceduto per un mesotelioma, una patologia direttamente collegata all’esposizione all’amianto. Guariniello, con questa rogatoria, chiederà alle autorità brasiliane - attraverso la mediazione dei rispettivi ministeri della giustizia - di ottenere una serie di dati quali, per esempio, il numero dei dipendenti della sede di Rio, le condizioni in cui hanno lavorato, l’eventuale presenza di controlli sanitari disposti dall’azienda. Negli ultimi mesi, tra l’altro, sono giunte diverse richieste al magistrato di recarsi in Brasile per parlare del fenomeno amianto. Proprio ieri mattina un avvocato brasiliano ha incontrato il procuratore nel suo ufficio a Torino per cercare di organizzare un eventuale viaggio.
Quella dell’amianto è una storia senza fine. C’è chi continua ad ammalarsi di mesotelioma o di asbestosi. C’è chi continua a morire. Come il piemontese che ha lavorato tanti anni in Brasile e poi ha perso la vita una volta rientrato in Patria. Secondo una perizia della procura per gli operai dell’Eternit c’è un eccesso di casi di tumore alla pleura o al peritoneo da 10 a 40 volte superiore rispetto a quelli attesi in base alle statistiche sulla popolazione.
tratto dal sito"la Stampa.it"